Un deciso approdo tra le fiamme del vecchio mondo. Appressarsi dunque, in punta di piedi fra i carboni ardenti, da subito sottratto a quel che avevi trovato qui.
Per ora, solo qualche segnale di abbruttimento generale nella norma del tornare al vecchio ciclo-commedia dopo sette mesi di turismo da pollaio. Portafogli che morde, un paradenti al taccuino addentachiappe del babbo. Ecco l’erre doppio d’arrivo del più dotto dei dotti ignorantissimi parvenu. Righe che saltano come cavallette scacciacani per eludere il resto. Barbacane torrefatto Sandycove, dimora abbandonata felice ricordo di pazzia.
Salmone rosazzurro in padella con burro, insalata con mais pomodoro e simil-mozzarella salata Syr. Ondrej. Andrea il virile professoruncolo dal rispettoso falsificante sguardo beat. Anche lui ospite, anche lui vide. Mi mancherà. Ricaricare o no il cellulare? Non sarai più tu a cucinare. Fuori luogo. KFC.

Grosso mal di testa, venticinque chili premono sulle tempie. Zero riposo da quando loro son qui, usurpatori del mio riposo quotidiano. Premonizione. Troppo caffé anche. Tornare in ufficio per timbrare quella carta rosa, attestato di frequenza convalidare stamp.
Avvelenamento da salmone azzurro. Intossicazione da mercurio, galleggianti pancia in su. Dire al Sig. Klivar che sembra proprio un vegliardo dall’aria di perdente, seppure alla moda nel campo dell’underground praghese. Ce n’è per tutti. Per tutto, tutto quel che è fatto è stato. La mia roba accumulata in scatoloni di libri e pentole, padelle.
(Il cibo come aspetto fondamentale di una qualsiasi abitazione).

Caro Paul, è tempo di partire anche per me. Na Valech ha visto cose che non è tempo di rievocare qui. Sigaretta amara sul terrazzino.

Na shledanou.

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Che chaos, che cosa ho detto prima? mi sono inventato di aver fatto un sogno ed allora ho detto che mi trovavo in un campo -verde- che poi è diventato un deserto -rosso- e poi è comparso un uccello che ha parlato con me, ha detto
devi apprezzare di più e di meno le cose che vai rifiutando.           

Sibillina bestia volatile. 

Ora la pazienza di ritrovare il giusto ritmo che davvero dissolto pare in questa miriade di niente. Tutto vuoto, non c’è più spiegazione allo sconforto. Che l’evoluzione dell’umanità sia una crescente capacità di morire? (Kafka). Fatica dopo fatica, scritta dopo scritta il pensiero è come un legaccio che non vuole sciogliersi. Ma la pena non va alimentata ne rinnovata da un impulso a fluire sopra ogni memoria trascorsa. 

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Non è facile credere che se ne sia potuto andare, che sia potuto accadere. Così in fretta poi, come una puntura.
Righe di battitura a peso d’oro. (L’arricciamento della carta dovuto all’avvolgimento sul rullo, prolungato avvolgimento sull’estremo limite del passaggio, confine ideale tra il fare e il non). Trascina se stesso nell’ombra dei giorni che sente appressarsi con brama d’inghiottirlo. E non sa di essere lui, i giorni, e che si mangia le unghie soltanto. L’avvolgimento dovrebbe essere più spedito, più fluido, come una scalata in montagna, con forza nelle braccia, senza concessioni per la deblolezza, Pura concentrazione di muscoli, necessità di salire. Quella vetta che è sempre più alta e che sembra allungarsi anziché star ferma.

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Sogno come mezzo di locomozione (schizo). Troppo personale ma se a badare ai suoni ci pensa lui allora digli che è tutto finito tra noi. Un leone rosso descrive lo sguardo nel buio della stanza: fin troppo facile per gente come lui. Fin troppo chiaro dove vuole arrivare. Accarezza la carta come un violino, con un paio di forbici sgozza formiche. Treno che va.

Mangio nel piatto vuoto dei giorni magro
alla tua ombra passo come un cane
scodinzolando nei vicoli tra case grigie
in cerca di quel pane buttato all’angolo

Sono solo pagine più sofferte di altre.
I morsi della fame giocano brutti scherzi. Si mangia poco, si lavora poco nel vuoto deserto dei giorni sprecati. Il tempo necessario alla costruzione di una piramide?
E’ stato così breve che non ho avuto il tempo di realizzarlo.

Tutto si fa chiaro, di una chiarezza allucinante.
Trasformazione compiuta sotto i suoi occhi, la guardava come una cose venuta dall’alto, con non altro scopo che mostrare se stessa. La carta come un vuoto metallo di un bianco candore candeggiato.

perde semi di tristezza qua e là
con un odore amaro
armadio del tempo
ossa
di ricordi
OSTEOPOROSI.

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Censura dei sogni, apparizioni e poi cancellazioni. Sognato di avere un lavoro forse per la prima volta. Ma poi? Troppo personale, riguardando, un’incoerenza caotica che non può davvero funzionare. Queste pagine sono sì un fallimento improponibile. (La madonna piange lacrime di sangue). E giù di nuovo tra i dannati per l’eternità. Imparare molto poco dalle proprie lezioni, capace di dimenticare tutto per tornare lì, al punto di autocompiacersi-commiserarsi con la paura di convincersi sul perché della vita. E giù a spezzettare frasi come sedano per il ragù.
Che cosa vedi? Non vedo niente.

Buio ricreato nella stanza e perversione già consumata nonostante le intenzioni. Trasgressione sempre, strumento di entusiasmo. Ahimé. Tutto questo prima o poi tornerà a tuo svantaggio, e ben lo sai. Questo parlarti da prima a seconda persona, questo andrebbe davvero censurato, talmente idiota anche far finta, ma talmente abusato che basta, è una tortura. […]

Lanci maggiori e più ampi. Spazi più grandi del pianeta terra. Lenta. (Difficoltà nella volontà). Meglio sfasciare pezzi piuttosto che lunghi fili ripensati. Dipanare il groviglio delle mie intenzioni. Rubare l’occasione dall’errore inconscio, ricominciare là dove s’era iniziato. Che dire? Stimolo delle lire che sono diventate altro (le rubavo dal cestino delle offerte, nello sgabuzzino del parroco) moneta irrazionale del mio portafoglio interiore, port-folio.

Cambiare situazione, carta assorbente e nastro duraturo. Versi e frasi masticati come chewing gum e appiccicate sulla carta con addirittura l’accortezza di non imbrattare il cestino. Guybrush Threpoowd? Giochi della mia infanzia. Island, Island che non c’è. Peter Pan è morto. Shalom. Scholem. Via di qui. Ein Sof. Descrizione di ciò che non può essere descritto, ma come? Facendo succedere qualcosa nel rilassato torpore della assoluta necessità di niente. Pienezza sconfinata di senso. Ma l’assurdo fine a se stesso  discioglie ogni condanna cristallizzata nel ghiaccio della parola, forma della rivelazione. Non significabile.
Che dio ci aiuti a contraddirci nella parola eterna, amen. -Eckhart-

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Are you offended by my horrible shameless writing, dear? I expect some of the filthy things I wrote made you blush. I suppose you think me a filthy wretch. How will you answer those letters? I hope and hope you too will write me letters even madder and dirtier than mine to you.

James Joyce in a kinky letter to Nora Barnacle (via literarylust)


“To the Mirror I Have Committed My Last Image” - Diva Dolorosa (Peter Delpeut,1999)
: deepspacedaguerreotype.blogspot.com

“To the Mirror I Have Committed My Last Image” - Diva Dolorosa (Peter Delpeut,1999)

: deepspacedaguerreotype.blogspot.com

(Fonte: rrosehobart, via anaimiaktion)

Sputacchiera del mondo non mi avrai.
Punti di ripristino dell’esistenza. Far sempre quel che non avresti fatto mai prima. Pentirsi soltanto di ciò che che non è mai stato. E desiderarlo. Parolàre, parolàare ancòra, estrarre biglie a caso dal paroliere, ninnoli d’ uva bianca a colazione. Succhiare il ripieno delle parole come da un cioccolatino Lindt. Incistarsi nel tessuto parolifero estraneo al dire comune (ma per questo più popolare). Anfitrione dell’estraneo umanamento perpetuo.
Abbraccio all’umano e necessario disgusto.

 (vane sequele)

Evitare questa volta con slalom professionale la buca che sfascia le sospensioni, la macchietta nera che non è faccetta. Sfaccettiamo un po’ questa grezza incrostazione diamantifera.
Martire del proprio disfacimento? Non sappiamo no, abbarbicati  come sul non più abbastanza spazioso globo. Buttare tutto fuori a lanci, spalate di subconscio andato a male.

Bisogna dapprima trasformare la vita
e trasformata si potrà esaltarla

Simon Dedalus ricompare dietro l’angolo col suo cappello occhiali ben vestito come sempre, il bastone col pomello lucido. Ma suo figlio Stephen,..rincorre novità col sorriso di chi ha perso tutto e vive al limite di ogni resistenza. L’impressione ha un che di destinato senza destino.

Cos’è il soddisfacimento? Paura d’amare. Di vivere. Fuori, fuori, Fuori dalla vita!

Brividi affilatissimi nel dirlo, quasi malati con senso di taglio profondo, ma senza sangue, come fatti sulla testa di un corpo capovolto dissanguato. Salti nel vuoto con proiezione terrifica sulla carne, proiezione di tutte le scorie del tessuto epidermico, (quasi sfondare con un tasto la robustissima Kolibrì dal nome leggero, insetto a forma di uccello).

Fermare la psicosi come un’emorragia. Dormire dormire dormire sognare forse

Passata la voglia di esser D’io.

(Fonte: iovengodamarte)

Mediocre nell’eccellente, testimoniare sempre il processo di scrittura (come avevo immaginato). Riabilitare la motivazione del non-ritorno per combattere l’eterno uguale del futuro presente. Contorcersi al di fuori del proprio nido. Disfatto nido della mia infanzia, se a ricomporsi sarà peggio di quel che sempre ha rovinato. Attesa della rigenerazione. Mai vorrebbe finire l’arrangiamento predisposto di nuove possibilità. Tradimento come fuga da una vita rinchiusa nel niente prossimo alla morte dello spirito se uno spirito ci fosse nell’insaccato corporeo delle nostre ossa. Profondità espatriata.
Elemento sovracosciente dell’espulsione. 

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Brivido rallentato della perdita, fuga nello spazio frapposto. Pieghe di Leibnitz, so nulla. Rumori di lavoro, trapanamenti sferragliamenti tonfi sordi, manuale volgersi alla de-costruzione..

Troppo sussiego. O impotenza della narrazione? 
Disperatamente concedersi un respiro in punta di…mignolo (infanzia ancòra).
Sperduta rassegnazione del già stato, pezzi di astratto riassegnarsi al destino di Sofferente.
Crocifissione automatica. Il muro della Passione anzichè del pianto.

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Dice cose che nemmeno sa. (Perdonatelo). Non riesce a prendere un ritmo stabile, a incanalarsi nella giusta direzione. Dice che tutto gli va contro anche la stessa necessità di sopravvivere. Si mette bene. Il cuore sempre più stritolato dalla caffeina quando non dal suo stesso contrarsi, palla rossa deforme accartocciata di fibre.
Sente gli arti amputati e lievi paralisi di estasi in zone misteriose del suo corpo di Santo.
Stinco di. Ai confini del.

Parlato con DIo. Detto che se non gli dispiaceva di scendere dal trono salivo io un secondo a far baldoria.
Noia. Noia. Noia. Sapore di cancro alla gola.
La formazione incrostata della mia anima etc etc etc.